L’olio extravergine d’oliva aiuta a preservare la memoria

La dieta mediterranea, ricca di cibi di origine vegetale, è associata ad una serie di benefici per la salute, inclusa una minore incidenza di demenza. I ricercatori della Lewis Katz School of Medicine presso la Temple University (LKSOM) hanno identificato un ingrediente specifico che protegge dal declino cognitivo: l’olio extra vergine di oliva, uno dei componenti principali della dieta mediterranea. In uno studio pubblicato online il 21 giugno 2017 in Annals of Clinical and Translational Neurology, i ricercatori hanno riscontrato che il consumo d’olio extravergine d’oliva protegge la memoria e l’apprendimento e riduce la formazione delle placche di beta amiloide e dei grovigli neurofibrillari nel cervello (classici segni della malattia di Alzheimer).

Il team della Temple ha identificato anche i meccanismi che sottendono gli effetti protettivi dell’olio extravergine d’oliva. “Abbiamo scoperto che l’olio d’oliva riduce l’infiammazione del cervello, ma soprattutto attiva un processo noto come autofagia“, ha spiegato Domenico Praticò, MD, professore presso i Departments of Pharmacology and Microbiology e al Center for Translational Medicine a LKSOM. L’autofagia è il processo attraverso il quale le cellule disgregano ed eliminano detriti e tossine intracellulari, come le placche di beta amiloide e i grovigli di proteine tau.

“Le cellule cerebrali di topi nutriti con diete arricchite con olio extravergine d’oliva hanno avuto livelli più elevati di autofagia e ridotti livelli di placche amiloidi e tau fosforilata“, ha affermato il Dr. Praticò. Quest’ultima sostanza, la proteina tau fosforilata, è responsabile dei grovigli neurofibrillari, che contribuiscono alla disfunzione delle cellule nel cervello responsabile dei sintomi a carico della memoria. Infatti nelle malattie neurodegenerative, come nella malattia di Alzheimer, si riscontrano grovigli neurofibrillari dovuti a una forma alterata (fosforilata) della proteina tau.

Studi precedenti hanno suggerito che l’uso diffuso dell’olio extravergine d’oliva nelle diete di chi vive nelle aree mediterranee è in gran parte responsabile dei molti benefici per la salute legati alla dieta mediterranea. Secondo il dottor Praticò “L’idea è che l’olio extravergine d’oliva sia meglio di frutta e verdura da sole, e che, come grasso vegetale monoinsaturo, sia più sano dei grassi animali saturi”.

Per studiare la relazione tra l’olio extravergine di oliva e la demenza, il dottor Praticò e i suoi colleghi hanno utilizzato un modello murino del morbo di Alzheimer, conosciuto come modello triplo transgenico. I topi sviluppano tre caratteristiche chiave della malattia: alterazione della memoria, placche amiloidi e grovigli neurofibrillari.

I ricercatori hanno diviso gli animali in due gruppi, uno ha ricevuto una dieta arricchita con olio extra vergine d’oliva mentre l’altro ha ricevuto la normale dieta senza olio. L’olio d’oliva è stato introdotto nella dieta quando i topi avevano sei mesi di età (prima che i sintomi della malattia di Alzheimer iniziassero ad emergere nel modello animale) e questa dieta è stata protratta per 6 mesi.

Nell’aspetto generale, non esisteva alcuna differenza tra i due gruppi di animali. Tuttavia, all’età di 9 mesi e 12 mesi, i topi che avevano ricevuto la dieta arricchita con olio extravergine d’oliva sono risultati significativamente migliori nei test progettati per valutare la memoria di lavoro, la memoria spaziale e le abilità di apprendimento.

Gli studi sui tessuti cerebrali di entrambi i gruppi di topi hanno rivelato notevoli differenze nell’aspetto e nella funzione delle cellule nervose.

“Una cosa che si evidenziava immediatamente era l’integrità sinaptica“, ha affermato il dottor Praticò. L’integrità delle connessioni tra i neuroni, note come sinapsi, è stata conservata negli animali che hanno avuto la dieta con extravergine di oliva. Inoltre, rispetto ai topi con la dieta senza olio, le cellule cerebrali degli animali del gruppo olio d’oliva hanno mostrato un notevole aumento dell’attivazione dell’autofagia cellulare nervosa, che, in ultima analisi, è stata responsabile della riduzione dei livelli di placche amiloidi e di tau fosforilata.

“Questo è un risultato emozionante per noi”, ha spiegato il dottor Praticò. “Grazie all’attivazione dell’autofagia, la memoria e l’integrità sinaptica sono state conservate e gli effetti patologici negli animali altrimenti destinati a sviluppare la malattia di Alzheimer sono stati significativamente ridotti. Questa è una scoperta molto importante, in quanto sospettiamo che una riduzione dell’autofagia segni l’inizio della malattia di Alzheimer “.

Il dottor Praticò e i suoi colleghi pianificano un prossimo studio sugli effetti dell’introduzione dell’olio extravergine d’oliva nella dieta dei topi a 12 mesi di età, quando hanno già sviluppato placche e grovigli. “Di solito quando un paziente vede un medico per sospetti sintomi di demenza, la malattia è già presente”, aggiunse il dottor Praticò. “Vogliamo sapere se l’olio d’oliva aggiunto in un momento successivo nella dieta possa fermare o invertire la malattia”.

Altri ricercatori che hanno contribuito allo studio sono Elisabetta Lauretti, che lavora presso il laboratorio del Dr. Praticò del LKSOM e Luigi Iuliano, Professore di Medicina del Dipartimento di Scienze Mediche e Biotecnologie dell’Università La Sapienza di Roma.

Ricerca originale: “Extra-virgin olive oil ameliorates cognition and neuropathology of the 3xTg mice: role of autophagy” by Elisabetta Lauretti, Luigi Iuliano and Domenico Praticò in Annals of Clinical and Translational Neurology. Published online June 21 2017 doi:10.1002/acn3.431

 

Fonte: Temple University “Extra Virgin Olive Oil Preserves Memory and Protects Brain Against Alzheimer’s.” NeuroscienceNews. NeuroscienceNews, 21 June 2017.

http://neurosciencenews.com/olive-oil-memory-alzheimers-6948/

 

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